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venerdì 8 marzo 2013

Naturalmente, 8 marzo

So di possedere il corpo debole e fragile di una donna, ma ho il cuore e lo stomaco di un re... (Elisabetta I^ d'Inghilterra, nel discorso di incoraggiamento alle truppe inglesi, 1588: credetemi, quanto detto vale per tutte le donne, alcune lo sanno, altre devono ancora scoprirlo)
 
L'unica questione che resta da risolvere ora è: le donne sono persone? Difficilmente credo che qualcuno dei nostri oppositori avrà l'ardire di negarlo. Le donne, in quanto persone, sono quindi cittadine, e nessuno Stato ha il diritto di promulgare una nuova legge o imporne una vecchia che limiti i loro privilegi o immunità... (Susan B. Anthony, 1873: all'epoca era in ballo il diritto di voto, ma oggi? Quanti diritti sono formalmente riconosciuti e nella pratica restano inattuati? La strada è lunga)
 
Chiedo agli uomini americani presenti a questo incontro: che cosa direste se nel vostro Stato vi trovaste di fronte all'alternativa di uccidere o concedere i diritti di cittadinanza alle donne che godono, in gran parte, del vostro rispetto, che sapete vivere esistenze utili, che conoscete, anche se non personalmente, che sapete essere animate dalle cause più nobili, che sono alla ricerca della libertà e del potere per prestare un utile servizio pubblico? Bene, c'è una sola risposta a questa alternativa e c'è una sola via d'uscita, a meno che non siate preparati a riportare indietro la civiltà di due o tre generazioni: dovete dare a quelle donne il voto (Emmeline Pankhurst, 1913: il voto ancora oggi è negato a gran parte delle donne del mondo, così come il diritto elementare di gestire la propria vita e le proprie scelte)
 
Se istruisci un bambino avrai un uomo istruito. Se istruisci una donna avrai una donna, una famiglia e una società istruita (Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina nel 1986)
 
Se vogliamo che ogni ragazza sia istruita e se vogliamo la pace in tutto il mondo, allora dobbiamo lottare e rimanere unite. Non aspettiamo che altri lo facciano al posto nostro (Malala Yousafzai, 15 anni, 2013, all'uscita dall'ospedale in cui era ricoverata dopo aver subito un attentato il 9 ottobre 2012: chiedeva, per sè e per tutte le donne, la possibilità, il diritto di andare a scuola, studiare, imparare. I talebani hanno rivendicato l'attentato, aggiungendo che questa ragazzina era il simbolo degli infedeli e dell'oscenità...)
 
Buona Festa della Donna a tutte, lo sia sempre

venerdì 8 febbraio 2013

In nome di Dio, andatevene!

Il titolo si ispira al discorso che Oliver Cromwell pronunciò il 20 aprile 1653 sciogliendo il parlamento inglese.
 
Oliver Cromwell 1599-1658
    Quello che segue è il testo integrale dell'intervento. 
 
"È tempo per me di fare qualcosa che avrei dovuto fare molto tempo fa: mettere fine alla vostra permanenza in questo posto, che voi avete disonorato disprezzandone tutte le virtù e profanato con la pratica di ogni vizio; siete un gruppo fazioso, nemici del buon governo, banda di miserabili mercenari, scambiereste il vostro Paese con Esaù per un piatto di lenticchie; come Giuda, tradireste il vostro Dio per pochi spiccioli.
Avete conservato almeno una virtù? C'è almeno un vizio che non avete preso? Il mio cavallo crede più di voi; l'oro è il vostro Dio; chi fra voi non baratterebbe la propria coscienza in cambio di soldi? È rimasto qualcuno a cui almeno interessa il bene della Nazione?
Voi, sporche prostitute, non avete forse sporcato questo sacro luogo, trasformato il tempio del Signore in una tana di lupi con i vostri principi immorali e atti malvagi? Siete diventati intollerabilmente odiosi per l'intera nazione; il popolo vi aveva scelto per riparare le ingiustizie, siete voi ora l'ingiustizia! ... Ora basta! Portate via la vostra chincaglieria luccicante e chiudete le porte a chiave. In nome di Dio, andatevene!".
(I discorsi che hanno cambiato il mondo, ed. White Star , 2012).
 
Interessante sarebbe cercare di leggere queste parole astraendosi dal contesto di allora, per comprendere come esse incarnino benissimo anche il diffuso senso di antipolitica odierno. So che molti altri hanno ripreso questo discorso su carta stampata o in rete, perchè si attaglia ad ogni epoca, paese, parte politica.
Ovviamente, questo post non ha finalità di tipo politico, ma esclusivamente di ricostruzione storica: per la precisione intende porre l'accento su come sentimenti e motivazioni che sembrano sempre nuovi non siano altro che il ripetersi di analoghi sentimenti che erano accesi in epoche passate, anche molto lontane dalla nostra.
Lo stesso Cromwell, dopo essere stato alla testa delle forze che abbatterono temporaneamente la monarchia inglese, instaurando la repubblica del Commonwealth of England, governò Inghilterra, Scozia e Irlanda con il titolo di Lord Protettore (con tutti i poteri di un dittatore, in pratica) dal 16 dicembre 1653 fino alla morte. Un percorso, come si vede, "trasversale" nelle forme di governo.

Voglio sottolinearne comunque l'urgenza di integrità e pulizia, il senso forte di una missione per il bene del proprio Paese, da salvaguardare e difendere, la necessità di impegnarsi in prima persona perchè ciò accada. Allora come oggi.

Buon fine settimana a chi passa di qua.

sabato 2 febbraio 2013

I consigli di zia Epp alle donne di oggi

Consiglio di vita
Tieni sempre aperta la mente e libero l'intestino. Chiudi la prima e sarai una noia, chiudili entrambi e sarai un noioso cadavere. E nessuno ti ascolterà più. All'intestino servono fibre: mangia fiocchi d'avena alla mattina e patate con la buccia. Anche la mente ha bisogno di fibre: non addolcirla troppo con romanzi d'amore ma riempila di storie dure. Il tuo cervello ne espellerà la gran parte, così come l'intestino farà con avena e patate. Leggi Shakespeare, la Bibbia, Mr. Tennyson e la meravigliosa Miss Dickinson. E non avere fretta. Perchè correre, d'altronde, quando ovunque andrai sarai assediata dalla morte? Arriverà a suo tempo. Così, quando sarà sarà. E mangia, pensa e vivi bene. E quando sarà il momento morirai bene.

Ciao a tutti.
Questo paragrafo è stato tratto da un libro pubblicato in Italia da Sonzogno nel 2010: I consigli di zia Epp alle donne di oggi, autrice la signora Elspeth Marr che è vissuta a cavallo del XIX e XX secolo. Si tratta più precisamente di una raccolta di appunti e citazioni della suddetta che il pronipote Christopher Rush ha ritenuto meritevole di pubblicazione. La copertina spiega inoltre: Il quaderno privato di una lady vittoriana, dagli afrodisiaci alla castità, dalle proprietà segrete delle violette all'elogio delle buone letture.
Zia Epp (la chiamerò così d'ora in poi) era appunto una matura signora, a detta del pronipote rigida e severa, nata e vissuta in piena epoca vittoriana, che non brilla certo per liberalità di pensiero e costume. Qui invece trovate, in ordine rigorosamente alfabetico, un lungo elenco di consigli un po' su tutto, rivolti ad una ragazza di cui non conosciamo l'identità: ma che consigli, e che ragionamenti! Chi si aspetta di leggere il solito compendio di ricette di cucina o di bellezza propri di una donna di quell'epoca, si troverà piacevolmente sorpreso, perchè la signora era uno spirito libero e forte e si esprimeva con una schiettezza e apertura mentale sbalorditive, anche per i nostri giorni.
Certo, non mancano numerosi riferimenti alla cucina e ai migliori ingredienti per una maschera di bellezza, nonchè piccoli numerosi consigli di medicina naturale, ma i suoi commenti spaziano dal pratico (alitosi, calli, foruncoli, emorroidi...), per passare al mistico (creazione, fede, reincarnazione, anima...) e al filosofico (verità, carpe diem, grande amore, ecc.).
Sembra anche che abbia voluto lasciare traccia di sè e del suo pensiero al di là dell'utilità della sua misteriosa destinataria, spesso in aperta contestazione dei dettami di Stato, Chiesa, società (ad esempio, consultate la voce Dio e l'origine dell'universo, oppure Evoluzione, o Matrimonio, o ancora Storia o Tribunali). Dimostra una fame di vita, meglio, di buona vita, piena di interessi e attività, di letture e di affetti, che riempie il cuore di chi legge.
Con chi abbiamo a che fare? Con la severa dama vittoriana, un po' semplice e bigotta,  che dedica un paragrafo al significato dei sogni o all'uso dell'urina per scacciare gli spiriti maligni, o con la donna ardente e appassionata che dichiara:"La vita può essere un sogno, una farsa, una febbra spasmodica, un misero spettacolo, un'ombra, una vetrata istoriata, una scacchiera di notti e giorni e molto altro...Per questo non sprecarla. La miglior vita vissuta è quella che ti permette, alla fine di tutto, di dire con sincerità:"Ho scaldato entrambe le mani vicino al fuoco della vita: affonda, e io sono pronto ad andarmene"?
Femminista nel senso più produttivo e serio del termine, zia Epp rivendicava il diritto ad esistere e scegliere liberamente della propria esistenza, a partire dalle letture, per passare al matrimonio e alla politica. Il paragrafo intitolato Donne e quello seguente Donne, emancipazione delle, sono un inno alla donna ed alla femminilità, perchè Gli uomini sono la gloria, la burla e l'enigma, ma tu sei la meraviglia vivente del mondo, le altre sette sono solo storia.
Per par condicio, suggerisco la lettura del paragrafo Uomini, ironico fino ad essere caustico, divertente e un po' amaro.

Non vado avanti, perchè i passi meritevoli di citazione sono numerosissimi e di sicuro ho commesso peccato di omissione: pertanto, vi invito caldamente alla lettura dei consigli di zia Epp, così da non trascurare nessuno di essi. Assicuro divertimento, riflessione, poesia e tempo speso bene.

Buon fine settimana a chi passa di qua!

sabato 19 gennaio 2013

Le origini dei manga

Buongiorno a chi legge!
Il fine settimana scorso mi è capitato fra le mani, consigliato da un amico, uno dei fumetti di autore giapponese più bello e commovente che ho letto negli ultimi anni. si tratta di NonNonba, di Shigeru  Mizuki, ed. Rizzoli Lizard 2012. Il sottotitolo specifica Storie di fantasmi giapponesi e sono proprio gli yokai ad essere protagonisti, assieme all'Autore bambino, degli episodi qui raccolti. Queste creature indefinibili, nè buone nè cattive, spesso spaventose, sempre dispettose, hanno popolato il mondo giapponese, particolarmente in quelle zone rurali e povere in cui è cresciuto Shigeru Mizuki. La nonna, NonNonba, appunto, altro personaggio di spicco di questo manga, accompagna l'infanzia del nipote, fatta di amici, liti o lotte furibonde, scuola, ecc., con la sua saggezza antica, spiegandogli le manifestazioni dei fantasmi, come difendersi, come evitarli.
La poesia del racconto  e l'atmosfera sognante permeano anche episodi tristissimi, come la morte per morbillo di una compagna, o la vendita ad una casa di geishe di un'amichetta particolarmente carina e povera. Su tutto, incombono gli yokai, come Azuki Hakari (il lanciatore di fagioli), Betobeto San, Nurunuru Bozo e altre invisibili presenze della vita di ogni giorno.
 
Visto che amo leggere un libro dall'inizio alla fine, mi sono soffermata anche sulla pregevole introduzione di Paolo Interdonato (e ho fatto benissimo), che mi ha illuminata su una forma d'arte e comunicazione ormai perduta a cui si fanno risalire le origini dei manga.
 
Conoscete la parola kamishibai? Si può tradurre come sceneggiato su carta o dramma su carta, e si riferisce ad una singolare forma di teatro itinerante, di piazza, in cui la narrazione si effettuava per il tramite di cartoncini acquarellati in sequenza; il cantastorie raccontava la vicenda legata all'episodio illustrato.
Un po' come i nostri burattinai, questi artisti di strada viaggiavano in bicicletta di paese in paese, trasportando sul portapacchi una specie di cassettina di legno, il butai, che si apriva come le quinte di un teatrino per permettere lo svolgimento dello spettacolo. In genere si trattava di tre racconti, uno d'avventura per i ragazzi, uno più "drammatico" per le ragazze ed uno comico.
Leggo che durante il secondo conflitto mondiale il governo utilizzava i kamishibai per fare propaganda, ma anche durante l'occupazione gli americani se ne appropriarono per rappresentare storie legate al mondo e ai valori occidentali.
 
 

Anche Shigeru Mizuki, passato attraverso gli orrori della guerra (in cui ha perso un braccio) con inguaribile ottimismo, per vivere ha portato nei villaggi di un Giappone impoverito e devastato le storie dei kamishibai, che ha poi ripreso nei suoi manga più famosi (ad es. Kitaro dei cimiteri).
 
Con l'avvento della televisione nel 1952 i kamishibai piano piano scomparvero dalla scena, ma ancora oggi viene utilizzato nelle scuole e nelle biblioteche come un valido sussidio didatttico: i bambini creano storie e illustrazioni che poi verranno narrate dall'insegnante o dal cantastorie, proprio come i loro bisnonni usavano fare durante la guerra.


giovedì 29 novembre 2012

Una storia... per non dimenticare

Oggi voglio ricordare a tutti quelli che leggono questo blog che sabato 1 dicembre alle ore 10.00 avremo un ospite particolare presso il nostro Comune. Questa persona si chiama Giusi Traina, e 20 anni fa, esattamente il 19 luglio 1992, la sua vita è stata toccata da un evento atroce ed esecrabile: il fratello Claudio, agente della scorta del giudice Paolo Borsellino, periva nell'attentato di via D'Amelio che avrebbe ucciso Borsellino stesso ed altri 5 agenti. Li ricordiamo in questo piccolo post: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e, appunto, Claudio Traina.
Si è scritto moltissimo su quegli anni e sui protagonisti di entrambe le parti e qui non voglio aggiungere nulla di nuovo. Saranno le parole di chi è rimasto a ripercorrere (ancora una volta) una vicenda che non ha smesso di essere viva e dolorosa, ma che deve essere ricordata e da cui dobbiamo trarre, tutti, un insegnamento civile e morale.
Giovanni Falcone una volta disse:"Le parole camminano sulle gambe degli uomini"; la nostra speranza è che che le parole di Giusi e delle persone come lei camminino con noi e arrivino a mutare le coscienze.

sabato 27 ottobre 2012

Un personaggio originale

Un articolo apparso recentemente su un periodico americano ha riportato in primo piano la figura di Grigorij Perelman, eccentrico matematico russo.

Perelman ha dimostrato la congettura di Poincaré, problema matematico irrisolto da secoli, che non mi provo neppure a spiegarvi . L’impresa, a dire poco straordinaria, gli è valsa la medaglia Fields, l’equivalente del Nobel nel campo della matematica: ebbene, il nostro personaggio ha rifiutato il premio, spiegando:" Per me, un premio è del tutto irrilevante. Se il teorema è corretto, non ho bisogno di alcun tipo di riconoscimento".
Allo stesso modo ha rifiutato il premio da un milione di dollari assegnatoli dal Clay Mathematics Institute di Cambridge e la leggenda narra che abbia affermato: "So come controllare l'universo, allora perché dovrei avere bisogno di un milione?".

Vere o presunte, sono parole molto indicative del personaggio, che oggi vive grazie ai 160 euro al mese di pensione dell’anziana madre alla periferia di San Pietroburgo ed è disoccupato da sette anni. Grisa, questo il suo nome di battesimo, ha tagliato i ponti con l’esterno e vive isolato in questo suo piccolo mondo antico.
 
Un personaggio schivo e geniale, che ha fatto dell'amore per la verità e la scienza un modo d'essere ed uno stile di vita, tanto da sembrare uscito da un romanzo: vale la pena approfondirne la storia! Buona ricerca.
 
Questa la sua biografia essenziale:
 
◆13 giugno 1966 Nasce a San Pietroburgo.
 
◆ 1976 Si iscrive all’istituto di matematica di Sergej Rukšin. Poi frequenta il liceo di matematica e fisica N° 239 di Leningrado.
 
◆ 1982 Vince una medaglia d’oro alle Olimpiadi internazionali di matematica di Budapest.
 
◆ Anni novanta Dopo la laurea all’Istituto di Matematica Steklov di San Pietroburgo, si trasferisce negli Stati Uniti.
 
◆ 2003 Riesce a dimostrare la congettura di Poincarè.
 
◆ 2006 Rifiuta la medaglia Fields, il più importante riconoscimento nel campo della matematica.
 
◆ 2010 Rifiuta un milione di dollari del premio del Clay Mathematics Institute.

giovedì 25 ottobre 2012

I pensieri di notte

Anche con questo post mi limito a riportare quello che altri, ben più grandi di me, hanno scritto, nella speranza che parole come queste, con un senso profondo e un mare di umanità dentro, possano indurci a leggere ancora, pensare, trarre conclusioni e - forse - diventare un po' migliori.

Signori e signore, da L'albero dei mille anni, Rizzoli, 2010, di Pietro Calabrese, giornalista morto per un tumore il 12 settembre 2010:

…Sapete come sono i pensieri di notte, hanno un ritmo diverso da quelli del giorno. Vanno e vengono per i fatti loro, non riuscite a controllarli bene, vi scappano da una parte e dall’altra, e quando riuscite a imbrigliarli, o almeno così vi pare, vi accorgete che il tempo trascorso è molto più dilatato di quello che credevate. Di notte il tempo con i suoi pensieri arruffati se ne va per i fatti suoi. La clessidra della notte non somiglia a quella del giorno. Sono le magie dei granelli di sabbia, la grande “magheria” dell’universo che ci circonda.

…”Mio Dio quanto è lungo questo pomeriggio di malinconia” ho pensato a un certo punto con un nodo in gola. Ho pensato alla mia vita che stava per finire, e che quella brevità concessami non mi avrebbe permesso di vedere quasi nulla delle molte cose che invece pensavo mi spettasse di diritto vedere e vivere. Come sono sciocchi e orgogliosi e pieni di sé gli uomini molte volte! Pensano che tutto sia loro dovuto e non si rendono conto che ogni cosa, anche la più piccola e apparentemente insignificante, è un meraviglioso regalo dell’esistenza: la vera felicità è accanto a noi ogni giorno, trasparente di una luce abbagliante che solo noi stupidi ciechi non riusciamo a vedere.

…Mi era arrivato addosso all’improvviso quel treno in corsa del cancro assassino. Perché mi fermassi. Perché riflettessi. Perché capissi. Perché ripensassi ai miei giorni marginali e non li rivivessi mai più. Perché finalmente realizzassi che il valore della vita non è nella vita stessa ma è dentro le piccole cose quotidiane, il qui e ora. Perché sprechiamo il valore delle cose che contano veramente. Perché pensiamo che il bello e il buono sono sempre altrove. Perché la vita è bella, bello il sole e il freddo dell’inverno, bellissima una giornata di primavera e il venticello che l’accompagna.

Segnalo anche, agli interessati e non, un paio di titoli assolutamente meritevoli che probabilmente molti già conosceranno perchè non sono titoli recenti:

L'ultima lezione, Randy Pausch, Rizzoli 2008
Nell'agosto 2007, Randy Pausch, professore presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Pennsylvania, scopre che il cancro contro il quale combatte è incurabile e che gli restano pochi mesi di vita. Il 18 settembre 2007 tiene davanti a 400 studenti e colleghi la sua "ultima lezione", intitolata "Realizzare davvero i sogni dell'infanzia". Potete vederla anche voi, cliccando qui. Pausch non vuole rivelare il senso della vita; più modestamente, mostra perché vale la pena vivere.

I miei martedì col professore, Mitch Albom, Rizzoli, 1998
In questo caso si tratta di una romanzo. L'autore e voce narrante rivede intervistato in TV un suo vecchio professore di college con cui ha perso i contatti, nonostante il legame profondo che li univa e l'influenza che egli aveva avuto su di lui. Vergognandosi del proprio lungo silenzio, Albom si decide infine ad andare a trovare l'anziano professore, ormai gravemente malato. Per quattordici settimane si vedranno ogni martedì, dibattendo dei temi più vari, in cui l'amore, la vita, la gioia, si intrecciano con la sofferenza e la morte: "... bisogna imparare a morire e così imparare a vivere". Bello e toccante.

mercoledì 17 ottobre 2012

Storia di Malala


Malala Yousufzai è una ragazzina pakistana della regione dello Swat, ha 14 anni e tanta voglia di leggere e studiare. Tiene dal 2009 un blog per la BCC in cui narra, giorno per giorno, come questo non sia concesso, né a lei, né a tutte le altre donne e ragazze.
I talebani, che governano la zona, negano il diritto allo studio e all'istruzione delle bambine, chiudono scuole o le bruciano, uccidono insegnanti e donne che ricoprono incarichi pubblici, istituiscono un vero e proprio regno del terrore perchè considerano queste cose come una minaccia al loro stile di vita e alla loro ideologia.
 
Il 9 ottobre un talebano ha sparato alla testa e al collo di Malala, che si ostinava ad andare a scuola, nascondendo i libri sotto il velo, che "pretendeva" per sè e per tutte il diritto a leggere, studiare, capire, parlare. Una punizione, un terribile esempio per tutte le altre che avessero osato fare lo stesso...
 
Ma il risultato ottenuto è stato opposto. Malala lotta ancora fra la vita e la morte, è in terapia intensiva, ma il giorno dopo l'attentato migliaia di pakistani, i suoi stessi concittadini adulti e bambini, sono scesi in piazza pubblicamente, pregando per lei e accendendo candele, rifiutando con un atto clamoroso il clima di terrore e violenza instaurato dai talebani; nelle moschee la preghiera del venerdì è stata dedicata a lei ed alla sua guarigione... e tutto il resto del mondo è al suo fianco, in una condanna corale non solo dell'accaduto, ma dell'ideologia contorta che vi è sottesa.
 
Anche noi siamo con te, Malala, e vorrei che questo piccolo, minuscolo post intitolato a te sia solo una delle tante eco che si ripercuotono nel mondo, narrando la tua storia e ribadendo il principio sacrosanto che l'istruzione e la conoscenza sono non solo un diritto, ma anche un'arma formidabile contro i tempi  e gli intelletti bui.
 
"Dateci penne oppure i terroristi metteranno in mano alla mia generazione le armi " (Malala Yousufzai, 14 anni)

mercoledì 22 agosto 2012

Oh, boy!

Ciao a tutti.
Questo post nasce da un episodio di qualche giorno fa, anche se già da un po' mi sarebbe piaciuto parlarvi di una scrittrice che amo molto. Colgo quindi l'occasione e vi lascio alla lettura di quanto segue.

Dunque, tempo fa mia sorella, grande lettrice ma donna molto impegnata fra lavoro, bambini e varie ed eventuali, mi chiede un consiglio su un libro da regalare ad un'amica. Mi scervello per elaborare una lista di titoli che tenessero conto del carattere e dei gusti della destinataria, persona di gran cuore e generosità  praticamente illimitata, e mando la mia scelta.

Fra i titoli, raccomandavo in modo particolare quelli di Marie-Aude Murail, straordinaria scrittrice francese, insignita nel 2004 dell'onorificenza di Chevalier de la Légion d'Honneur. Nata a Le Havre nel 1954, si laurea in Lettere Moderne alla Sorbona e comincia da subito a scrivere per riviste femminili pubblicando fra il 1980 ed il 1987 più di cento racconti. Esordisce a metà degli anni Ottanta con i primi romanzi per ragazzi e giovani adulti (=strana categoria di lettori che si colloca nella fascia d'età fra i 17 e i 20 anni circa, con punte verso l'alto o verso il basso a seconda delle capacità e della voglia di lettura) che riscuotono enorme successo di pubblico e critica, sia in patria che all'estero.

Elenco i più famosi, secondo me irresistibili, anzi, IRRESISTIBILI:
  • C'è un assassino in collegio, Bompiani, 1995
  • Oh, boy!, Giunti, 2008 (per cui ottenne il premio Paolo Ungari-Unicef 2008)
  • Mio fratello Simple, Giunti, 2009
  • Cécile, il futuro è per tutti, Giunti, 2010
  • Nodi al pettine, Giunti, 2011
  • Picnic al cimitero e altre stranezze : un romanzo su Charles Dickens, Giunti, 2012
Ce ne sono naturalmente altri, tutti assolutamente godibili e adatti a grandi e piccoli. Ci tengo a sottolineare questo particolare perchè, alla richiesta fatta in libreria, la commessa ha guardato un po' scandalizzata mia sorella ribattendo:"Ma sono libri per ragazzi!". No, signora, sono libri anche per ragazzi, ma, specie alcuni, sono bellissimi per ogni età e li consiglio caldamente agli adulti.
La stessa Autrice in un'intervista dice:

"Col passare degli anni mi sono accorta che i miei giovani lettori prestavano i miei libri ai loro genitori e li dividevano con i loro insegnanti. Adesso dunque posso raccontare le mie storie ai lettori di tutte età e penso talvolta alla dedica che Saint Exupéry scrisse per Il Piccolo Principe:"A Léon Werth, quando era bambino". Scrivo per quelli che sono giovani e per gli adulti che si ricordano di esserlo stati".

Tutti quelli a cui ho prestato i romanzi di Marie-Aude Murail, nessuno escluso, dopo il primo hanno voluto tutti gli altri che avevo da me, e se non li avevo ho dovuto farli arrivare con l'interprestito. E' stato uno di quei consigli azzeccati che mi hanno restituito il senso del mio lavoro ed il piacere di soddisfare l'utente.

Beh, perchè sono così belli questi libri?
Perchè parlano con forza di temi sociali e politici, ma la drammaticità delle situazioni è alleggerita da una buona dose di ironia che corre in ogni pagina.

Perchè parlano di storie qualunque che potremmo vivere anche noi, o che conosciamo per essere capitate ad amici e conoscenti.

Perchè ci fanno pensare senza imporre giudizi e facili soluzioni, penetrandoci nella mente e nel cuore con delicatezza, ma decisione.

Perchè l'Autrice adora Charles Dickens ed è una passione che condivido con lei...

Oh, boy!, per esempio, racconta le vicende dei fratellini Morlevent (14, 12 e 7 anni) rimasti orfani dopo che la mamma si è suicidata ed il padre si è dato alla macchia. Siméon, il più grande, è bravissimo a scuola, ma ha grossi problemi di salute che ignora bellamente; Morgane è una bimba silenziosa e non troppo accattivante; Venice è talmente dolce e carina che le potenziali famiglie vorrebbero adottare solo lei. I tre fratelli fanno di tutto per non essere separati ed allora l'assistente sociale scova ben due fratelli maggiori, avuti dal padre durante scappatelle extra-matrimoniali, di cui si ignorava l'esistenza: sono Josiane e Barthélemy. La prima vorrebbe solo la piccola Venice, il secondo è un giovane omosessuale irresponsabile e leggero, che sembra del tutto inadatto a prendersi cura non dico di tre bambini, ma nemmeno di se stesso. Finale a sorpresa! Sintetizzata così, è una storia tragica che muove alle lacrime; letta nella narrazione della Murail, commuove, fa sorridere, fa ridere.

Mio fratello Simple tratta invece dell'handicap:  Kléber, giovane studente di 17 anni, intende ostinatamente prendersi cura del fratello maggiore Simple, 23 anni d'età e 3 cerebrali, che il padre, preso dalla nuova, giovane moglie, vorrebbe richiudere in un istituto. I due ragazzi trovano alloggio con altri studenti, ed in breve Simple, accompagnato dal fedelissimo coniglio di peluche Signor Migliotiglio, diventerà il beniamino di tutti. Le difficoltà di gestire la situazione si fanno però via via più pesanti, Kléber teme di non farcela... e i servizi sociali già bussano alla porta per portare via il fratello.
Anche qui le risa di mischiano alle lacrime, l'Autrice riesce a raccontare le difficoltà della vita sempre con il sorriso sulle labbra.

Cécile, il futuro è per tutti vede la giovane Cécile Barrois al suo primo giorno in cattedra nella piccolissima scuola elementare Louis-Guilloux. Con sorpresa scopre che ci sono ben dodici bambini di cognome Baoulé disseminati in tutte le classi, dalla prima alla quinta: sono scappati con la famiglia dalla Costa d’Avorio dopo un colpo di stato e stanno aspettando che la loro domanda di asilo politico venga accolta. Se la scuola non è stata chiusa e venduta, se gli insegnanti non hanno perso il posto, il merito è dei Baoulé. Alla famiglia però viene negato asilo politico per "mancanza di documentazione"... Cécile allora si prende a cuore la situazione, scopre in sè un animo battagliero che non credeva di avere e coinvolge nella sua opera anche il resto del corpo docente.
Libro bello, proprio bello, che tratta tematiche attuali e offre un racconto suggestivo e incoraggiante.

Non vado avanti, ma spero di aver chiarito la mia opinione ed il mio apprezzamento per questa scrittrice. La palla passa a voi lettori. Ciao!

venerdì 27 luglio 2012

Piccola ape furibonda

Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo


Vorrei segnalare a tutti il sito
www.aldamerini.it, una vera miniera di curiosità, testi e immagini per gli affezionati lettori della scomparsa poetessa Alda Merini (1931-2009) - che amava definirsi:"Sono una piccola ape furibonda" - e per gli appassionati di poesia.

Non credo sia necessario aggiungere altre parole o commenti che rischiano di essere superflui o ridondanti.

Buona navigazione e buona lettura.

mercoledì 18 luglio 2012

Benvenuti nella Valle dei Mumin!

Oggi vi parlerò di una bizzarra, simpatica e dolcissima famiglia di creature fantastiche che popolano libri, fumetti, albi illustrati, cartoni animati e perfino un anime. Avete mai sentito parlare dei Mumin?
Purtroppo qui da noi non sono così famosi, ma nel Nord Europa hanno un successo paragonabile a quello dei Barbapapà, ed in Finlandia hanno perfino un parco a tema loro dedicato a Naantali, nonchè un museo a Tampere contenente circa 2000 pezzi. Bellissimo il loro sito ufficiale che vi consiglio di andare subito a vedere.
Sono una famiglia di troll, ma non aspettatevi le terribili creature della mitologia nordica, ispide, zannute e crudeli: sono bianchi e grassottelli, dall'aspetto simile a quello di piccoli ippopotami con grandi occhi e coda a ciuffo, ed hanno un ottimo carattere, molto cordiale ed gentile.
Nati nel 1945 dalla fantasia della scrittrice, pittrice e vignettista Tove Jansson (1914-2001), narra la leggenda che fecero la prima comparsa sul muro della casetta estiva della famiglia Jansson, in seguito ad una discussione fra Tove ed il fratello Per-Olev commentata "graficamente" a turno proprio là. L'autrice, non sapendo più cosa ribattere, disegnò la creatura secondo lei più brutta possibile. In realtà questi personaggi sono proprio adorabili e fanno venire voglia di coccolarli, così cicciotti e stralunati.
Per la cronaca, vivono in una località fantastica chiamata Valle dei Mumin, e le loro giornate trascorrono fra picnic, allegre feste in compagnia di strani visitatori, avventure incredibili.
Provo a presentarvi la famiglia:

Troll Mumin,  il protagonista. E' timido e pauroso ed un tantino permaloso, ma molto amichevole. Si trova coinvolto in avventure che spesso non cerca nemmeno, ma le affronta in compagnia cercando di venirne fuori sano!

Mamma Mumin, moglie e madre esemplare, composta e gentile. Si esprime sempre in maniera pacata e non prevarica mai nessuno, per quanto atteggiamenti e scelte possano sembrarle sbagliati: è dell'opinione che ciascuno debba rendersi conto da sè dei propri errori.

Papà Mumin, cui è dedicato un intero libro (Le memorie di Papà Mumin), forte e autorevole, fonte di saggezza per tutta la famiglia. Non si muove mai senza il suo elegante cilindro nero.

Attorno a loro ruotano altri personaggi con caratteristiche ben precise (provate a individuarne qualcuno nell'immagine a colori!):
Grugnina, la vanitosa fidanzata di Troll Mumin, con un ciuffetto sulla fronte
Piccola Mi, un tipino tutto pepe, bambina (?) piccolissima e dispettosa
Tabacco, un vagabondo filosofo che ama la libertà e che compare di tanto in tanto nelle avvenure della famiglia, molto somigliante ad uno spaventapasseri
Tooticki, vestito di un pesante maglione a righe rosse e bianche, berretto con pon pon e carattere schivo e contemplatore
Sniff, timidissimo amico di Troll Mumin, piagnucoloso e abbastanza egoista
Emuli, strane creature appassionate (fissate) con qualcosa di molto specifico (in Magia d'inverno Troll Mumin farà la conoscenza di un provetto sciatore)
Fungarelli, esseri filiformi che migrano in gruppo alla ricerca di temporali
e ancora altri.
Per quanto fittizia, l'ambientazione ricorda i grandi spazi nordici, il mare in tempesta, le foreste impenetrabili e le distese innevate del paese dell'autrice - a proposito, i Mumin odiano il freddo e la neve, per questo in inverno vanno in letargo nella loro comoda quanto caotica casetta -. L'amore per la natura e tutte le sue manifestazioni è evidente sia nei racconti, che nelle illustrazioni dei libri di Tove Jansson, tanto precise e ricche di particolari quanto il segno grafico è semplice ed essenziale.
Sono bellissimi anche i fumetti e gli albi illustrati, consigliati a tutti, dai 9 ai 90 anni.

Piccola, breve, non esaustiva bibliografia:

Caccia alla cometa
Il cappello del Grande Bau
Le memorie di Papà Mumin
Magia di mezza estate
Magia d'inverno (forse il mio preferito... ops, non dovevo dirlo?)
Racconti dalla valle dei Mumin
Piccolo Knitt tutto solo
E adesso che succede ?
Mumin e i briganti (a fumetti)
Mumin e i marziani (a fumetti)
Le follie invernali di Mumin (a fumetti)
Mumin e la cometa (a fumetti)

E adesso buon divertimento!

mercoledì 4 luglio 2012

Etty Hillesum ha ancora qualcosa da insegnarci

Oggi voglio lasciare qualche appunto su Etty (Esther) Hillesum (Middelburg, Paesi Bassi 1914 – Auschwitz, Polonia 1943), giovane ebrea olandese che nella sua breve esistenza seppe teorizzare e soprattutto vivere una forte resistenza interiore al male, tale da farle guardare con amore anche chi le faceva del male e la colpiva negli affetti più cari.
Mente brillante e intelletto curioso, si laureò in giurisprudenza nel 1939 e cominciò a studiare anche lingue slave e a insegnare russo.
Fu determinante il suo incontro con lo psicologo Julius Spier, allievo di C.G. Jung, il quale la spinse a cominciare quel diario che la accompagnerà fino agli ultimi anni della sua vita e lascierà la traccia del suo luminoso pensiero.

Etty Hillesum nei suoi scritti ci ha lasciato la testimonianza di un’evoluzione spirituale straordinaria che matura proprio quando intorno a lei si stringe la morsa del terrore nazista.
Mentre si inasprisce la repressione contro gli ebrei e cominciano le deportazioni di massa, Etty inizia una battaglia contro l’odio dentro di sé, contro il male nella storia, e matura una sensibilità religiosa personale, un credo tutto suo, estraneo a chiese, sinagoghe, dogmi.
All’incontro con il male, la Shoah, risponde impegnandosi concretamente a estinguere ogni forma di odio dentro si sé. Da qui nasce l’apertura alla dimensione del Divino, nella quale Dio è concepito come la parte più interna di se stessa, quell’intimo al quale fare riferimento quando le circostanze della storia sembrano remarci contro.
La spiritualità di Etty Hillesum, fatta di molta introspezione e nessun formalismo ben si attaglia alla necessità, propria del nostro tempo, di valori forti da interiorizzare non legati al rispetto di orpelli esteriori dei quali non riusciamo a cogliere il significato.
Il male, casus che ha generato la riflessione originaria, non manca; e intatta resta la bontà dell’approccio interiorizzante che si assume per combatterlo.
Combattere il male che si ha dentro come prima battaglia contro quello che c’è fuori.

"Per umiliare qualcuno si deve essere in due: colui che umilia, e colui che è umiliato e soprattutto: che si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè se la parte passiva è immune da ogni umiliazione, questa evapora nell'aria. Restano solo delle disposizioni fastidiose che interferiscono nella vita di tutti i giorni, ma nessuna umiliazione e oppressione angosciose. Si deve insegnarlo agli ebrei.
Stamattina pedalavo lungo lo Stadionkade e mi godevo l'ampio cielo ai margini della città, respiravo la fresca aria non razionata. Dappertutto c'erano cartelli che ci vietano le strade per la campagna. Ma sopra quell'unico pezzo di strada che ci rimane c'è pur sempre il cielo, tutto quanto.
Non possono farci niente, non possono veramente farci niente.
Possono renderci la vita un po' spiacevole, possono privarci di qualche bene materiale o di un po' di libertà di movimento, ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori con il nostro atteggiamento sbagliato: con il nostro sentirci perseguitati, umiliati e oppressi, con il nostro odio e con la millanteria che maschera paura. Certo ogni tanto si può esser tristi e abbattuti per quel che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così. E tuttavia: siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli.
Trovo bella la vita, e mi sento libera"
(dal Diario (1941-1943), Milano, ed. Adelphi, 1985)

Scritti di Etty Hillesum:

Diario (1941-1943), Milano, ed. Adelphi,  1985

Lettere (1942-1943), Milano, ed. Adelphi, 2001

Lettere inedite, in Con Etty Hillesum. Quaderno di informazione e ricerca, n. 1, p. 8-18. Apeiron Editori, Sant'Oreste 2009

Etty Hillesum : pagine mistiche, ed. Ancora 2007


Per un approccio alla figura di Etty Hillesum:
Etty Hillesum : la fortezza inespugnabile, di Isabella Adinolfi, Genova, ed. Il melangolo, 2011
Il volto : principio di interiorità : Edith Stein, Etty Hillesum, di Cristiana Dobner, Genova ; Milano, ed. Marietti 1820, 2012
Etty Hillesum : una testimone del Novecento, di Pascal Dreyer, Roma, ed. Lavoro, 2000 
Etty Hillesum : une voix dans la nuit, di Cécilia Dutter, Paris, ed. R. Laffont, 2010
Etty Hillesum : una coscienza ispirata, di Sylvie Germain, Roma, ed. Lavoro ; Fossano : Esperienze, 2000
Ritratto di Etty Hillesum / Ingmar Granstedt, Milano, ed. Paoline, 2003
Etty Hillesum : un itinerario spirituale : Amsterdam 1941-Auschwitz 1943, di Paul Lebeau, Milano, ed. Paoline, 2000
Etty Hillesum : un cuore pensante, di Graziella Merlatti, Milano, Ancora, c1998
Un'estrema compassione : Etty Hillesum testimone e vittima del lager, di Nadia Neri - Milano, B. Mondadori, 1999
Credo in Dio e negli uomini : storia di Etty Hillesum, di Patrick Woodhouse ; prefazione di Rowan Williams - Torino, Lindau, 2010
Etty Hillesum – L’intelligenza del cuore, di Wanda Tommasi, Padova, Messaggero, 2002


Link utili:
http://www.ettyhillesum.it/ ricchissimo di indicazioni e bibliografie anche di testi in lingua straniera

lunedì 18 giugno 2012

Egli raccontava favole

Nei giorni in cui nasceva e prendeva forma l'idea di questo blog, veniva a mancare uno dei più grandi scrittori viventi, e notate che non ho detto "di fantascienza", ma scrittore e basta: Ray Bradbury. Il mio primo post vuole essere una piccola dedica all'autore di Cronache marziane, Fahrenheit 451, Il popolo dell'autunno - per citare i più conosciuti - e molti altri romanzi, ma specialmente racconti brevi.

Fu sempre un grandissimo lettore (dopo il diploma proseguì gli studi in autonomia nella biblioteca del suo quartiere a Los Angeles), ed i libri sono presenti in tutti i suoi romanzi e racconti, delle vere e proprie dichiarazioni d'amore anche quando li fa bruciare in epici roghi nel suo capolavoro Fahrenheit 451.

Provate a leggere il brano che ho ritrovato ne Il popolo dell'autunno, ed. BUR 1988, al cap. II^ e che vi riporto:
"Davanti a loro si stendeva il labirinto della biblioteca.
Fuori, nel mondo, non accadevano molte cose. Ma qui, in quella sera speciale, in una terra costruita di carta e di cuoio, poteva accadere qualsiasi cosa, e sempre qualcosa accadeva. Ascoltate, e sentirete diecimila persone che urlano con voci così alte che soltanto i cani rizzano le orecchie. Un milione di persone puliscono i cannoni, affilano le ghigliottine; i cinesi, in file di quattro, marciano eternamente. Invisibili, silenziosi, sì, ma Jim e Will - i protagonisti del romanzo, nd.r.- avevano il dono delle orecchie e dei nasi, oltre al dono delle lingue. Quella era una fabbrica di spezie di paesi lontani. Qui si stendevano deserti conosciuti. Là c'era la scrivania dietro la quale la simpatica vecchietta, la signorina Watriss, apponeva un timbro purpureo ai libri, ma più oltre c'erano il Tibet e l'Antartide, il Congo. La signorina Wills, l'altra bibliotecaria, stava attraversando la Mongolia Esterna, sfiorando con calma frammenti di Peiping e di Yokohama e di Celebes..."

Ecco, la sua biografia potete trovarla ovunque, ma la magia della sua scrittura andatela a cercare nei suoi libri: ci sono brani di una bellezza che vi farà piangere, riflessioni per cui sobbalzerete sulla sedia, sogni che vi trasporteranno lontano e visioni di un futuro che è già qua e che ha ancora da venire. Neil Gaiman lo ha definito the builder of dreams, il creatore di sogni, una definizione che si attaglia perfettamente all'uomo che ha immaginato e ci ha donato pagine indimenticabili(http://journal.neilgaiman.com/2012/06/ray-bradbury.html, in inglese).

In un'intervista Ray Bradbury ebbe a dire:"Se qualche ragazzo verrà a vedere la mia tomba di qui a cento anni, e scriverà a matita sul marmo Egli raccontava favole, io sarò felice. Non desidero fama più grande di questa". Ci tenevo a scrivere queste parole anche qui.


Libri di Ray Bradbury:


Li trovate nelle biblioteche, luoghi che (anche lui) amava.